Ordine e disordine: dalla scrivania alla mente

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di Gabriel Giannini

Chissà quante storie si nascondono tra le pagine scarabocchiate e strappate dei taccuini da appunti, quanti tesori sotto le montagne invalicabili di libri buttati sulle poltrone, quanti segreti in fondo ad una tasca incredibilmente grande e piena fino all’orlo di cianfrusaglie lì riposte nella fretta e mai più riportate alla luce del sole. Se mai domande del genere vi hanno stuzzicato la curiosità, congratulazioni: avete un bel problema di disordine.

Un ambiente ordinato aiuta a concentrarsi, poiché solitamente è quasi vuoto e manca di distrazioni: le stesse distrazioni che i disordinati chiamano stimoli e da cui, con un po’ di creatività, riescono a germogliare buone idee anche se spesso poco chiare. Se avere la scrivania in confusione significa avere anche le idee confuse, chi la tiene vuota avrà altrettanto vuote le idee; perché nel disordine è tanto difficile orientarsi quanto è facile osservare e viaggiare con la mente per ogni singolo pensiero suscitato dalla moltitudine di cose differenti e contrastanti che si ammucchiano e si mischiano.

La mente di ognuno di noi, per imprimere dati ed informazioni ricorre a meccanismi e stratagemmi che aiutano a pensare spesso a qualcosa ed a mettere a fuoco certe cose meglio di altre. E’ così che ogni volta che apriamo un libro o che guardiamo un film la nostra mente elabora i dati che gli arrivano e li scinde a seconda del modo in cui gli si presentano: ecco perché ognuno per studiare s’avvale dei propri appunti, che siano impeccabili ed ordinati o scarabocchiati e (apparentemente) sconnessi. Quando seguiamo un discorso, ascoltiamo una storia, sentiamo dei rumori o vediamo posti creiamo nel nostro cervello una sorta di mappa concettuale che focalizza una serie di dati e ne trascura altri, e seguiamo le coordinate della nostra mappa. Così sotto ammassi di panni, libri e dischi riusciamo spesso a trovare ciò che cerchiamo, mentre potremmo cercare e cercare senza risultati nel più perfetto assetto.

Purtroppo è necessario un po’ di ordine, poiché questo ci semplifica la vita e ci permette di fare molte più cose, ma non si può vivere credendo solo all’ordinario e mai allo “straordinario”, ed è veramente triste pensare di dovere (o potere) programmare tutto. Così, nonostante essendo ordinati si riescano a raggiungere vette più alte, è bene che il buon disordinato rinunci a cambiare il proprio stile di vita.

 

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