Dietro un cartone animato. Com’è nato Gladiatori di Roma (3D)

di Greta Gasperoni

I secolo dopo Cristo, Colosseo versione integrale, corse delle bighe e gladiatori, combattimenti, belve, uomini e dei dell’antica Roma, si trovano catapultati sugli schermi dei multisala, duemila anni dopo.

La città è sempre la stessa e coesistono passato e futuro, negli studi della Rainbow CGI, l’azienda di animazione 3D che ha realizzato il cartone “Gladiatori di Roma”.

Il progetto è iniziato circa cinque anni fa, ma il cartone è uscito al cinema solo il 18 ottobre 2012.

Sembra un tempo lunghissimo, per 95 minuti di film? Forse sì, se non si conosce il lavoro che c’è dietro.

Dora Morolli, ventisei anni, vive a Rimini e ha collaborato al progetto come programmatrice informatica.

La redazione di Flying ha colto al volo l’occasione per scoprire qualcosa di più del mondo che sta dietro ai personaggi, e così l’abbiamo intervistata.

Dopo il diploma al liceo scientifico Serpieri, indirizzo informatico, sempre a Rimini, si è laureata all’università di Roma in scienze dei media e della comunicazione, dove è stata contatta dalla Rainbow CGI per lavorare al cartone animato.

Il compito di Dora è abbastanza difficile da spiegare. Lei è una programmatrice e crea modifiche che aggiungono nuove funzionalità ai programmi di disegno in tre dimensioni, in modo da migliorare e velocizzare il lavoro dei disegnatori.

“Una volta – spiega Dora Morolli – i cartoni animati si disegnavano a mano. Migliaia di fotogrammi messi in sequenza creavano l’idea del movimento. Ora, con l’uso della tecnologia, il lavoro è, relativamente, più semplice, anche se il numero di fotogrammi resta altissimo e il lavoro è comunque tanto. In un solo secondo, per intendersi, si susseguono circa venticinque immagini in sequenza: l’occhio umano non è in grado, infatti, di percepire lo stacco”.

Quali sono i vari passaggi per produrre un cartone animato come Gladiatori di Roma?

“Prima di tutto occorre una sceneggiatura, una storia. Il lavoro di design dei personaggi inizia in seguito: si pensa a come devono essere fisicamente e si fissano le loro caratteristiche fisiche. Insieme ai personaggi si comincia a pensare anche ai loro oggetti e agli accessori che li distingueranno nel corso del film. Ad esempio la spada e lo scudo di Timo, il protagonista”.

Come si disegnano i personaggi in 3D?

“Il processo di modellazione 3D viene chiamato anche Sculpting. Gli artisti disegnano e fanno le prime bozze direttamente sul computer, in un programma in tre dimensioni che gli permette di muovere il personaggio come una bambola, in modo da poterla visualizzare, e quindi modellare, da ogni punto di vista. In seguito si fa il lavoro di Rigging: Si studia l’ossatura della bambola, lo scheletro, i tendini e la muscolatura. Si deve fare in modo che anatomicamente sia perfetta, perché i movimenti risultino naturali. E così, un passo alla volta, si creano i personaggi e si fanno poi muovere, scena dopo scena. Infine c’è un processo dedicato alla cura dei colori, che vanno rivisti in modo che siano omogenei in tutto il film”.

LA NASCITA DI UNA FOLLA

È un lavoro enorme. 25 fotogrammi al secondo, per 95 minuti di film, sono 142 mila e 500 immagini.

Il computer ha relativamente semplificato il tutto. Non è necessario, infatti, muovere ogni personaggio, ogni oggetto, di qualche millimetro per ogni fotogramma. Supponiamo di dover spostare una spada da un punto A ad uno B, in due secondi. Teoricamente, per far si che il movimento risulti fluido, dovremmo analizzare cinquanta fotogrammi. È invece sufficiente dare al computer le impostazioni di inizio e fine, e lui interpreterà quelle intermedie.

Quali sono le cose più difficili da disegnare e far muovere?

“Le cose più difficili da curare sono le simulazioni – continua Dora, mostrandomi alcuni filmati al computer – ad esempio, in Gladiatori di Roma, è spesso inquadrata la folla sugli spalti del Colosseo. I movimenti delle folle vanno simulati, perché sarebbe impossibile muovere uno per uno più di mille personaggi in ogni fotogramma.”

Come si fa allora? È affascinante come si possa creare tutto questo dal nulla, solo attraverso codici e programmi informatici.

“Si devono prendere un piccolo gruppo di persone, e dire al computer di riprodurre il loro movimento in una sequenza casuale, in modo che alla fine sembri siano molte di più. Un’altra cosa molto complicata è il pelo degli animali. Deve muoversi col vento, seguire i movimenti del corpo, restare morbido e prendere i riflessi della luce, con la giusta ombreggiatura, diversa a ogni scena.

Anche qui è importante la capacità del computer di simulare in modo logico le informazioni che non possiamo dargli”.

Un’ultima curiosità riguarda i dialoghi. I personaggi muovono le labbra in base a quello che devono dire?

“Si, il doppiaggio si fa contemporaneamente ai disegni, la bocca e l’espressione della faccia devono muoversi in modo da essere sincronizzate con le parole di ogni personaggio, altrimenti il lavoro risulterebbe molto finto”.

ATTENZIONE: CONSIGLI PER I GIOVANI

Che consiglio daresti ai giovani, perché possano trovarsi meglio nel mondo del lavoro?

“Sicuramente di studiare bene l’inglese, che ormai serve per tutto, e di imparare un metodo. La scuola superiore e l’università, infatti, sono più che altro un allenamento e non possono insegnare tutto. Preparano però a saper affrontare i problemi nuovi, senza andare nel panico. Molte cose, anche finita l’università, io le ho imparate proprio lavorando a questo progetto.”

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2 Risposte

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