George Harrison, finalmente ecco il documentario: Living in a material world

di Gabriel Giannini

George Harrison, il Beatle dimenticato: era ora che facessero un documentario anche su di lui!

Purtroppo ci si dimentica sempre di George, non si parla mai di lui, tutti i documentari sui quattro ragazzi di Liverpool sono fatti o sul gruppo unito, o sul controverso personaggio di John Lennon, o sulla storia della ipotetica morte e sostituzione di Paul McCartney. Si lasciano sempre in disparte Ringo e George… Ringo però è ricordato più di George perché è stato, indipendentemente dai Beatles, uno dei più bravi batteristi della storia del rock-pop e suo figlio Zack suona negli Who (ma ha suonato anche con gli Oasis). Così si lascia sempre indietro George. Che meriterebbe un po’ di fama in più, non vi pare?

Ma a questo ci ha pensato Scorsese che ha inscenato un dettagliatissimo documentario – di ben quattro ore! – sulla sua vita, con testimonianze di Paul McCartney, Ringo Starr, del grande chitarrista rock Eric Clapton (amico di George) di Ravi Shankar, uno dei migliori suonatori di sitar (quella specie di chitarra indiana col manico lungo), che a sua volta ha suonato con George Harrison ed ha molto influenzato la sua musica.

Olivia Harrison, la moglie di George, non solo ha dato testimonianze per il film, ma ne è stata anche la produttrice esecutiva!

Dai Beatles a Shankar, da “While my guitar gently weeps” a “My sweet lord”, tutta la storia del Beatle che è cambiato di più in un documentario che mostra quanto fosse essenziale per il gruppo e spiega come il suo strano estro artistico, combinato con la sua forte spiritualità e la sua continua ricerca di un dio, possano creare canzoni meravigliose come “Here comes the sun”.

Cari fan dei Beatles, correte a comprare il biglietto, perché questo film per voi è il top. Nel caso non foste davvero tanto (ma proprio tanto!) interessati, vi conviene stare a casa a guardare un documentario sulla riproduzione dei muschi e dei licheni, perché a voi farebbe lo stesso effetto!

A parte questo “piccolo particolare”, non si può fare altro che ringraziare Scorsese per avere girato un documentario anche sul Beatle di cui non si ricorda nessuno. Insomma, questo film è un omaggio più che meritato ad uno dei chitarristi più importanti della storia del rock. Che, forse grazie anche a questo film, verrà ricordato un po’ di più.

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