Dietro le quinte succede di tutto. Anche di divertirsi

A grande richiesta il dietro le quinte dello spettacolo “22 luglio 1588” portato in scena a Montescudo dai ragazzi della scuola media Dante Alighieri. La nostra inviata speciale, nonché regina Elisabetta I, racconta l’emozione – e il divertimento! – del debutto a teatro.
Buona lettura. (Sbl)

Teatro Rosaspina, ore 19.30. L’aria fredda della sera dei primi di giugno entra pungente dalla finestra aperta del camerino delle ragazze. Manca meno di un’ora allo spettacolo e, guardando la scena dall’esterno, siamo davvero ridicoli. Sì, un branco di pazzi. Un gruppo non troppo numeroso di ragazzi nei panni dei grandi della storia del 1500, con tanto di abiti, gioielli, spade, mantelli, stivali, cinture, corone. Tutti sono un po’ agitati. Chi più chi meno tutti sentono l’ansia pre-spettacolo, tutti temono di sbagliare, perfino i re e le regine. Tutti, compresi musicisti e prof, continuano a provare la loro parte, chi chiede chiarimenti, chi legge sul copione, chi coordina le musiche e le luci, chi si sta già truccando e chi ancora non ha indossato la calzamaglia. Un andirivieni di persone da dietro le quinte al palco movimenta la scena, che è accompagnata da un chiacchiericcio rumoroso e da un sottofondo musicale dove si possono distinguere diverse melodie suonate insieme. Proviamo le cose principali, le luci, le musiche. Proviamo i ringraziamenti.
La prof legge la lettera a noi studenti che –in teoria- dovremmo ascoltare interessati e possibilmente emozionati. Ad un tratto si blocca, getta il foglio a terra e cambia al volo la lettera: “Migliorati? Migliorati un corno! Siete un branco di ignoranti non riuscite a tenere il becco chiuso nemmeno un secondo, anche mentre espongo il vostro profondo cambiamento. Mi ridete in faccia? Io la cambio tutta questa lettera, non ve le dico ‘ste cose davanti a tutti, non siete maturati per niente, vergognatevi! ”. Fra lo scompiglio generale riprende il controllo e con la voce eccessivamente mielata riprende da dov’era rimasta, concludendo con una citazione di Pennac.
Ancora al teatro Rosaspina, ore 20, i genitori cominciano a prendere posto, chiudiamo il sipario e dietro è la devastazione: “spostate le scenografie, il trono inglese va qua, no, qui c’è quello spagnolo, ragazzi veloci, iniziamo!!” applauso generale sulle note della Pavana. Da dietro le quinte e dai camerini sentiamo le voci delle compagne che dicono la loro parte. Della finestra aperta che diffonde l’aria nella stanza ormai tutti si sono dimenticati, chi deve attendere ancora molto prima di entrare in scena si concede un respiro profondo, io mi rilasso un attimo davanti a quella finestra, col panorama del sole che tramonta sereno dietro le montagne del paesino di Montescudo.
Il tempo passa e comincio anch’io a vestirmi, ad indossare gli orecchini di perle e a truccarmi, o meglio, a farmi truccare. Avevo gli occhi semichiusi davanti allo specchio e la mia amica, velocemente, mi colorava la faccia tirando fuori dal suo beauty brillantini e aggeggi di tutti i tipi. Non troppo, cercavo di dire mentre si divertiva a dipingermi anche le labbra, ma sapevo che in fondo, nella semioscurità del teatro, se il trucco non fosse stato più marcato del solito non si sarebbe visto. Quando finalmente mi sono liberata ho avuto giusto il tempo di darmi un occhiata veloce, prima di venire trascinata in scena.
È stato un vero successone, non lo dico per dire, giudicherete voi andando a vedere il film, dal 6 luglio 2010, al cinema. Scherzo.

Greta Gasperoni

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Una Risposta

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